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AFC in Senato

6/12/07  raffaella.delvecchio

I direttori delle Film Commission italiane sono stati chiamati a dibattere del proprio lavoro presso il Senato della Repubblica.  Le audizioni sono scaturite dalla necessità di compilare la nuova legge sul riordino del Cinema.

Di seguito, pubblichiamo l’intervento del direttore della Apulia Film Commission, Silvio Maselli.

Senato della Repubblica
XV Legislatura
Audizione 7a Commissione
Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport

Roma, 6 dicembre 2007

Intervento di Silvio Maselli
Direttore Apulia Film Commission

1. Ringraziamenti e saluti

2. Chi è il produttore oggi (il paradosso del sigaro) e cosa rischia? Il meccanismo di finanziamento prevalente > Ministero – Tv – Distribuzione.

3. Il cinema è prodotto culturale o è industria? > Definizione: cinema come industria di prototipi, cioè un’industria artigianale: ossimoro che spiega la necessità di un interesse precipuo dello Stato.

4. E’ evidente la necessità, però, a fronte di un finanziamento dello Stato, di costruire una “mappa econometrica” che aiuti a comprendere gli impatti di natura economica, turistica, culturale del cinema e dell’audiovisivo, cosa di non poco conto, per sfatare luoghi comuni o per confermarli a proposito della vulgata circa il libero mercato. Bisogna sempre provare a mettersi nei panni di chi il cinema lo fa, magari perché uscito da una scuola di alta professionalizzazione riconosciuta dallo Stato o dalle Università, per capire che le soglie di sbarramento sono proibitive e i costi per l’autoproduzione elevatissimi.

5. Altrettanto importante è rimuovere gli ostacoli che impediscono agli stranieri di scegliere l’Italia come set > la burocrazia delle città, il fisco, i tempi e le procedure.

6. Quanto alla produzione nazionale c’è una evidente inversione di tendenza che va colta e sostenuta attraverso:
a. Defiscalizzazione oneri fiscali (tax shelter);
b. Credito di imposta;
c. Facilità di accesso al credito;
d. Tassa di scopo su tutta la filiera improduttiva, da applicare sugli utili da socializzare quale risarcimento per i produttori di contenuti colpiti dalla pirateria on the web;
e. Chiedendo a FilmItalia di mettere on line e promuovere nel mondo i nostri migliori giovani autori vincitori di festival di cortometraggi;
f. Agevolare incontro tra produttori e distributori, allargando il diritto di antenna sulle free e pay tv;
g. Agevolare le coproduzioni attraverso:
1. costruzione e comunicazione di reti con Paesi della Comunità;
2. incentivi fiscali a produzioni estere vincolandoli alla co-prod.;
3. diffusione delle informazioni.
h. Stringere accordi con l’esercizio cinematografico per fluidificare la programmazione di opere a forte impatto culturale e di ricerca e per impedire ai distributori l’effetto “panino” natalizio e per destagionalizzare > Quando si pensa alla “mano invisibile” di Adam Smith come capacità autoregolativa del mercato, si deve anche pensare e farsi esempi concreti. Se io produco l’aspirina, a fronte di 15 mln di italiani influenzati, evidentemente sarò più capace a distribuirla e a raggiungere margini di ricavo rispetto a chi produce il vaccino contro la distrofia muscolare che amplissimi costi di ricerca e un campo di applicazione assi più ristretto. Per questo ancora non riusciamo a sconfiggerla.
Invece, è bene ricordarlo, il futuro di questo Paese è nella nicchia e nella qualità. Solo il cinema di qualità produce reale avanzamento culturale e dà la cifra della nostra identità culturale. Il miglior cinema, ovviamente, è quello che coniuga qualità e potere commerciale. Ma spesso la dittatura dell’auditel è drammatica, visto che la Tv generalista è ormai fruita prevalentemente dalla parte più anziana e stanca del Paese…

7. Venendo al tema Film Commission, ad esempio, è chiaro che la Puglia, ultima arrivata nel mondo delle FC, non potrà competere, in termini di risorse finanziarie e organizzative con sistemi ormai paradigmatici come il Piemonte, l’Umbria, la Toscana, il Lazio o la Campania. Abbiamo, però, un vantaggio competitivo: l’identità. Su questa costruiremo le nostre fortune territoriali, consapevoli, però, che la fortuna di un territorio, in questo campo, può coincidere solo con le fortune di un sistema più complesso e internazionale.

8. Perché e come nascono le FC? Nascono negli anni 40 negli USA e in Italia solo 10 anni fa, la prima in ER. Il loro ruolo trova giustificazione ulteriore con la riforma del Titolo V della Cost. e le Regioni divengono (troppo) rapidamente la piattaforma terminale di un sistema integrato verticalmente. Nell’ultima seduta della Commissione della Direzione Cinema, molti progetti di lungometraggio risultavano finanziati da altrettante Regioni con contributi vicini al milione di euro ciascuno. Con tutta evidenza un segno della crisi dei meccanismi di finanziamento tradizionali e una conferma del ruolo del produttore quale tecnico capace di assemblare e garantire investimenti altrui piuttosto che, pioneristicamente, investire in proprio.

9. Le FC divengono centrali nel sistema attuale perché:
a. La evoluzione tecnologica consente sempre di più la presa diretta del suono e la uscita dagli Studios;
b. Il cinema ha bisogno di luce e la va a cercare in esterni;
c. Cinecittà e gli Studios (dopo il 1948, sentenza Paramount, e rottura della integrazione verticale) vanno in crisi in tempi diversi, ma in crisi;
d. I costi sono minori che a Roma e si gira anche il sabato;
e. Molte sono le facilities delle FC locali, non ultimi i soldi delle Regioni e dei sistemi locali;
f. Vince l’Italia minore. Vedi – èer fare esempi recentissimi – i successi de “La ragazza del lago” di Alessandro Molaioli (2,5 mln) e lo sguardo “provinciale” de “La giusta distanza” di Carlo Mazzacurati.

10. Il rischio, però, è che le Regioni più ricche divengano Ministeri in sedicesimi o, peggio, dei Minculpop di periferia. Per evitarlo, mi pare necessario un albo delle film commission regionali (istituite, cioè, con legge e finanziamenti regionali), che sia rapidamente istituito presso la Direzione generale Cinema e, successivamente, demandato alla Agenzia/Centro nazionale per il Cinema e l’audiovisivo, qualsivoglia sarà la sua definizione legislativamente definitiva.
Inoltre è necessario che le FC regionali facciano riferimento a tale centro di coordinamento per rendere coerenti gli investimenti pubblici e pubblico/privati (che solitamente si fanno a valere su risorse CIPE o comunitarie) > esempio: se dopo la Campania, l’Umbria, la Sicilia, anche la Puglia realizzasse degli Studios, magari con investimenti ben oltre sopra i 10 mln euro, sarebbe o no un investimento azzardato?

11. Rendere chiara la distinzione tra Film Fund e Film Commission, attraverso la pubblicità e il coordinamento dei regolamenti dei fondi e lo standard minimo di servizi erogati dalle FC.

12. Un’ultima considerazione. Qualunque sia la posizione culturale e politica, è necessario prendere atto che il mercato dei contenuti si è andato progressivamente integrando per vie verticali. Il circuito broadcaster – produzione – distribuzione di Rai e Mediaset (01 Distribution e Medusa, a proposito è consigliabile audire anche loro!) è ormai la peregrinazione consueta per qualunque autore italiano. Attraverso il Centro o l’Agenzia per il Cinema, dunque, sarà indispensabile agevolare le opere prime e seconde insieme ai corti e alle opere sperimentali perché altrimenti a rischio sono la freschezza e la ricchezza stesse del Paese, come ogni maestro di semiotica o di antropologia culturale può spiegare meglio di me.
Per quanto ci riguarda, come Regione Puglia, ci interessa essere al servizio delle grandi come delle piccole produzioni (oltre che dell’esercizio attraverso una legge che attualmente è in discussione in consiglio), accogliendole al meglio e attraendole con contributi e facilitazioni, ma ciò che più conta è, insieme, salvaguardare il prototipo cinema, nella sua complessità di prodotto industriale e di opera dell’ingegno, come se ogni film fosse, appunto, il vaccino per sconfiggere definitivamente la distrofia muscolare. L’incanto, dunque, e la scoperta del secolo.

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