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65 – I FIGLI DI ANNIBALE

65 – I FIGLI DI ANNIBALE di Davide Ferrario con Silvio Orlando, Diego Abatantuoino, Valentina Cervi (Italia 1998, col. 92’)

 

Questo 4° film del regista di Tutti giù per terra è una commedia on the road imperniata sull’incontro accidentale dei due protagonisti impegnati nella fuga verso il sud, dopo una rapina in una banca del nord. Ferrario contamina la commedia picaresca classica con i modelli e le culture degli anni Novanta. Ne risulta una “commedia degli equivoci”, impreziosita dalla recitazione dei due che sintonizzano le loro diverse caratteristiche comiche, trasformando la fuga dei due “perdenti per scelta” in un’avventura divertente e malinconica. Il sud della Puglia (Ostuni e Leuca), un Sud mozzafiato, quasi astratto nella sua bellezza cromatica e paesaggistica, un Sud accecante, lasciato intravedere, diventa un “luogo dell’anima”.

(a.m.)


64 – APRILE

64 – APRILE di Nanni Moretti con N. Moretti, Silvia Nono, Silvio Orlando (Italia 1998, col. 78’)

 

Con una location anche a Brindisi, ripresa con immagini di solitudine e abbandono sul litorale, Moretti svolta verso un cinema ancora più autobiografico, abbandonando i panni di Michele Apicella e mettendo in gioco se stesso in una forma diaristica che gli consente di ironizzare sulle fobie e le contraddizioni dell’Italia contemporanea e di raccontare le emozioni legate alla nascita di un figlio e la mutazione antropologica che segna l’Italia negli anni del primo governo Berlusconi. Nell’arco di quattro anni, il regista romano condensa nei suo personaggio rivoluzioni private (come la paternità) e involuzioni pubbliche (dalla vittoria di una impresentabile coalizione di centrodestra, alla disperazione degli sbarchi albanesi in Puglia, tristemente famosa – in questi ultimi anni – per episodi del genere)

(a.m.)


63 – IL VIAGGIO DELLA SPOSA

63 – IL VIAGGIO DELLA SPOSA di Sergio Rubini con S. Rubini, Giovanna Mezzogiorno, Umberto Orsini (Italia 1997, col. 104’)

 

Girato nell’agro barese (Noci, Conversano), anche se l’ambientazione riguarda scorci paesaggistici campani e abruzzesi, il film offre uno scenario (quasi) irreale, all’interno del quale realizza un road movie in costume di inizio Seicento: una favola popolare, basata sulla commistione di inflessioni vernacolari e storpiature sintattiche, che gira attorno al viaggio picaresco di una giovane aristocratica, unica superstite da una cruenta scorribanda di briganti, che si salva assieme al suo stalliere, col quale completa il percorso verso il luogo delle nozze con un suo pari. Non mancano i colpi di scena fino al commovente finale dall’esito sentimentale malinconico, anche se un po’ prevedibile. Il viaggio diventa metafora di un processo di conoscenza che i due protagonisti avviano nel reciproco gioco delle parti.

(a.m.)


62 – FRATELLI COLTELLI

62 – FRATELLI COLTELLI di Maurizio Ponzi con Emilio Solfrizzi, Fabio Canino, Simona Ventura, Antonio Stornatolo, Mariella Capotorto, Flavio Bucci (Italia 1997) – col. – 95’

 

Guelfo, nobile ma squattrinato, parte per Bari da Firenze in cui vive perché, dopo la morte della madre, è venuto a conoscenza di avere un fratello, Felice, frutto di una relazione adulterina e anch’egli erede di una presunta fortuna. Ambedue constateranno delusi che l’eredità è pressoché inesistente e da questa riusciranno a recuperare solo una preziosa collana. Sul modello tradizionale della commedia, Fratelli coltelli dà una  rappresentazione del Sud in chiave comica, assecondato anche dalla presenza di attori meridionali come il duo Emilio Solfrizzi - Antonio Stornaiolo, già noto come Toti&Tata molto affiatato. Maurizio Ponzi, regista del film, dopo una lunga e fruttuosa esperienza nel campo della critica cinematografica, passò dietro la macchina da presa e realizzò alcuni film di successo, come Madonna che silenzio c’è stasera, Italiani, Besame mucho. Girato in parte a Bari, nella città vecchia.

(v. att.)


61 – LE ACROBATE

61 – LE ACROBATE di Silvio Soldini con Valeria Golino, Licia Maglietta, Mira Sardoc, Fabrizio Bentivoglio  (Italia 1997) – col. - 120’

 

Giunta a Taranto da Treviso per indagare sulla morte di un’anziana donna di cui prima era stata la badante, Elena conosce Maria, commessa di un supermercato e stringe amicizia con lei. Tornata a Treviso, invita Maria nella sua città. Le due amiche passano alcuni giorni di vacanza in montagna. Le acrobate diretto da uno dei più interessanti registi italiani, autore di grandi successi come Pane e tulipani e Agata e la tempesta, è una storia di amicizia femminile e una rappresentazione di due diverse realtà geografiche e umane, quella meridionale e quella settentrionale. Ciò offre al regista l’occasione di una rappresentazione del Meridione al di fuori dei consueti schemi, con al centro la città di Taranto, dove Le acrobate è stato in parte girato.   

(v. att.)


60 – PIZZICATA

60 – PIZZICATA di Edoardo Winspeare con Cosimo Cinieri, Chiara Torelli, Ines     D’Ambrosio, Anna Dimitri, Fabio Frascaro (Italia 1996) col. – 99’

 

Un aereo americano precipita nella campagna salentina e il pilota Tony Marciano, di origini italiane, si salva e viene accolto nella casa del contadino Pantaleo. Il contatto con la terra dei suoi padri e la conoscenza della bella Cosima, figlia del suo ospite, rendono piacevole il forzato soggiorno di Tony, ma il precedente legame della ragazza con un ricco conterraneo precipiterà la storia in tragedia. Primo film di Edoardo Winspeare, uno dei capofila del nuovo cinema pugliese (successivamente autore di Sangue vivo e Il miracolo). Pizzicata rivisita i temi meridionali e salentini, in particolare quelli legati al fenomeno della pizzica, che tanta parte hanno nel definire la fisionomia umana e culturale del Sud.  Girato in diverse località del Salento (Presicce, Botrugno, Depressa, Galatina e la costa salentina).

(v. att.)


59 – DA DO DA

59 – DA DO DA di Nico Cirasola con Totò Onnis, Gilla Novak, Donato Castellaneta, Frank Lino (Italia 1994) – col.  – 83’

 

In una città del Sud sono calati gli dèi dall’Olimpo con a capo Giove, il quale desidera ardentemente la Statua della Libertà americana. Resosi mortale dopo essersi accoppiato con una giovane donna, suscita la gelosia della moglie Giunone, la quale incarica il popolo di rapire la desiderata Statua e trasportarla sulle colline meridionali. Secondo film del filmaker indipendente pugliese Nico Cirasola, dopo il già citato Odore di pioggia, riconducibile allo stesso modello di narrazione del precedente, fatto di fantasticherie varie e girato con grande libertà inventiva. Ambientato a Altamura, Santeramo in Colle e Noci.

(v. att.)


58 – VERSO SUD

58 – VERSO SUD di Pasquale Pozzessere con Antonella Ponziani, Stefano Dionisi, Pierfrancesco Pergoli, Tito Schipa jr., Irene Grazioli (Italia 1992) – col. - 88’

 

Dopo essersi incontrati casualmente, Paola e Eugenio cercano di superare la loro condizione di emarginazione, fatta di piccoli furti e di prostituzione. Sottratto all’orfanotrofio suo figlio, Paola parte insieme con lui e con Eugenio verso il sud, con il proposito di imbarcarsi per la Grecia. Ma una rapina cui partecipa Eugenio si conclude tragicamente. Il film è l’opera prima di un giovane regista, Pasquale Pozzessere, nativo di Lizzano in provincia di Taranto, che avrebbe poi realizzato alcune opere interessanti come Padre e figlio e Testimone a rischio. Verso sud si inserisce nel cinema di netta impostazione sociale, ricollegandosi ad un tema spesso ricorrente nella cinematografia italiana interessata ai problemi giovanili. Girato in parte a Taranto e in alcune località della sua provincia.

(v. att.)


57 – IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

57 – IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO di Lina Wertmüller con Paolo Villaggio, Adriano Pantaleo, Isa Danieli, Fulvia Carotenuto, Maria Esposito  (Italia 1992) – col. 95’

 

Un maestro di origine ligure, per un errore amministrativo, viene assegnato ad una scuola elementare di un paesino in provincia di Napoli, dove l’evasione scolastica è molto elevata (la sua terza classe è frequentata solo da tre alunni). Il suo impegno si rivolge soprattutto al recupero dei bambini poveri, i quali, invece che alla scuola, sono inviati dai genitori a svolgere lavori occasionali. Il contatto con questa realtà cambia anche il maestro, poi destinato ad altra sede. Il film fu realizzato sull’onda del successo editoriale del libro omonimo scritto da un maestro elementare sulle sue esperienze di docente, Marcello D’Orta. Io speriamo che me la cavo fu diretto da una regista che, già in altre occasioni (a cominciare da I basilischi, prima segnalato) aveva rivolto la sua attenzione alla realtà meridionale. Girato a Taranto.

(v. att.)  


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