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74 – ALBANIA BLUES

74 – ALBANIA BLUES di Nico Cirasola con Chantal Ughi, Agostino Ferrente, Totò Onnis (Italia 2000, col. 89’)

Storia di un installatore di antenne televisive cui – fra un intervento e l’altro per i paesini della Puglia – capita di vedere trasmissioni su poveri albanesi senza avvenire né casa, ma attratti dalla televisione. Dopo una delusione d’amore, s’imbatte in una bella profuga d’oltreadriatico che gli chiede rifugio con sua cugina: presto sopraggiungono altri “parenti” e la casa del malcapitato antennista sarà invasa da malavitosi, oltre a un gruppo di artisti. Disperato, cerca rifugio dall’altra parte dell’Adriatico. Il regista è anche lo svagato protagonista del film, visionario e pungente, girato nelle assolate campagne tra Ostuni, Fasano, Gravina, Poggiorsini e Corato.
(a.m.)


73 – VENTO DI PRIMAVERA – INNAMORARSI A MONOPOLI

73 – VENTO DI PRIMAVERA – INNAMORARSI A MONOPOLI di Franco Salvia con Fabio Testi, Gianni Ciardo, Barbara Chiappini, Laura Efrikian (Italia 1999, col. 93’)

 

La trama racconta le disavventure amorose di un medico di belle speranze e dai misteriosi trascorsi che – dopo equivoci d’ogni sorta e folgoranti agnizioni – ritrova nel finale la serenità. Girato a Monopoli e dintorni, il film dell’esordiente Franco Salvia (anche prolifico regista di programmi in una importante stazione tv di provincia e autore di altre pellicole, Prigionieri di un incubo e Il sottile fascino del peccato) è un mélo casereccio, fotoromanzesco nell’intreccio ma non privo di un suo ingenuo interesse.

(a.m.)


72 – TERRA BRUCIATA

72 – TERRA BRUCIATA di Fabio Segatori con Giancarlo Giannini, Raoul Bova, Michele Placido, Bianca Guaccero (Italia 1999, col. 100’)

 

Per il suo esordio nel lungometraggio, Segatori ha scelto di fare un omaggio al cinema di genere, filone desueto nella produzione italiana, intrecciando il western all’italiana e il poliziottesco, il cinema d’autore e l’action-movie. La trama del film riguarda una storia di vendetta consumata da un emigrato che, tornato al paese d’origine, affronta e attua la sua vendetta su un boss locale e il suo clan. Quello che colpisce maggiormente in questo feroce e scanzonato divertissement è la visione del Sud (ambientato anche a Gioia del Colle), visto con sguardo amaro e disincantato, dove spesso legalità e crimine si confondono ambiguamente. La terra bruciata è un’assolata regione di frontiera, un Far West casereccio in cui convivono arcaismi mafiosi e laide modernità, retaggio della civiltà contadina e pseudo progresso.

(a.m.)


71 – PRIMA DEL TRAMONTO

71 – PRIMA DEL TRAMONTO di Stefano Incerti con Said Taghmaoui, Vincenzo Peluso, Ninni Bruschetta, Simona Cavallari (Italia 1999, col. 95’)

 

Alla seconda prova, il regista napoletano de Il verificatore ambienta qui tre storie risolte nell’arco di una sola giornata, interpretate da tre gruppi di persone che alla fine vengono idealmente ricongiunte dalla tragicità della vita. Nel film trovano ospitalità tanti generi, dalla love story alla crime story, sparatorie “alla Tarantino”, paesaggi da vecchio West, prestati dalla campagna foggiana (attorno a San Severo) e dal Gargano. Una riflessione socio-antrolopocia sulla realtà contemporanea sempre più inquieta, con al centro gli uomini e i loro traffici illeciti e le realtà emarginate del Sud.

(a.m.)


70 – LIBERATE I PESCI

70 – LIBERATE I PESCI di Cristina Comencini con Michele Placido, Laura Morante, Lunetta Savino, Emilio Solfrizzi (Italia 1999, col. 93’)

 

Ancora la città di Trani (dopo Matrimoni) e Lecce a far da cornice a una delle storie tanto care alla figlia d’arte Cristina Comencini, che si occupa anche qui della famiglia italiana,  a suo dire “lo specchio che ci rappresenta tutti e tutti ci racchiude, come in un acquario dove nuotano tanti pesci diversi”. Nel film si confrontano due differenti tipologie familiari: la trama è costituita da un variopinto mosaico di situazioni ora farsesche ora drammatiche e ruota attorno a questo conflitto: l’incontro tra una famiglia borghese e quella mafiosa di un boss locale. I toni sono quelli classici della commedia italiana ma il fondo è amarognolo. Anche qui lo sguardo della Comencini cattura la realtà magmatica di un Sud in cui i vincoli familiari e quelli mafiosi sono spesso inseparabili e il confine tra questi due mondi si fa sempre più evanescente.

(a.m.)


69 – LACAPAGIRA

69 – LACAPAGIRA di Alessandro Piva con Dino Abbrescia, Paolo Sassanelli, Mino Barbarese (Italia 1999, col. 76’)

 

Convincente e acclamato esordio di Alessandro Piva che ha ambientato il film a Bari e in alcuni suoi quartieri periferici. La storia è quella di una banda di piccoli malavitosi alla ricerca affannosa di un pacchetto di droga da consegnare a un boss locale. Ma qualcosa va storto. La vera protagonista del film è una Bari costituita da bische clandestine, spaccio di droghe, traffici di albanesi immigrati e criminali sfortunati. Costato 300 milioni di lire, autofinanziato dal regista con due produttori locali, il film è parlato in dialetto barese stretto (e sottotitolato per il resto del paese) e rappresenta un caso di successo insperato: ha avuto anche un passaggio a Berlino prima di essere premiato con il Nastro d’argento e con il David di Donatello.

(a.m.)


68 - IO NON HO LA TESTA

68 - IO NON HO LA TESTA di Michele Lanubile con Damiano Russo, Robert McNeir, Franco Blasi – (Italia 1999) – col.- 90’

 

Io non ho la testa è ambientato nel XIII secolo ai tempi di Federico II. Vi si narrano le vicende legate al viaggio intrapreso da due monaci di un monastero pugliese che, avendo ricevuto un prezioso manoscritto da un saggio palermitano, intendono farne dono all’Imperatore svevo, dirigendosi a tal fine verso la sua corte. Singolare esperimento di film storico girato con un budget limitato da un giovane regista barese allievo di Ermanno Olmi, del quale aveva frequentato i corsi del laboratorio di “Ipotesi cinema” a Bassano. La gran parte del film segue l’itinerario dei due monaci che percorrono le campagne pugliesi fino alla méta. La scena dell’incontro con l’Imperatore è stata girata a Castel del Monte in uno scenario maestoso esaltato da una bella fotografia. Lanubile non ha finora girato alcun altro lungometraggio.

(v. att.)


67 – 20 VENTI

67 – 20 VENTI di Marco Pozzi con Anita Caprioli, Ivano Marescotti, Cecilia Dazzi (Italia 1999, col. 91’)

 

Girato fra Ostuni, Corsano e i Laghi Alimini, il film segna l’esordio nel lungometraggio del regista varesino, autore di corti premiati, numerosi spot pubblicitari e documentari industriali. Il racconto del viaggio di una attrice porno, e di una giornalista che la deve intervistare, viene narrato attraverso venti episodi legati dalla presenza delle sigarette, che diventano elementi portanti della narrazione. Il risultato è una bizzarra commedia on the road, quasi antinarrativa e molto popstmoderna nella rivisitazione dei generi: western, thriller, musical…

(a.m.)


66 – MATRIMONI

66 – MATRIMONI di Cristina Comencini con Diego Abatantuono, Francesca Neri, Emilio Solfrizzi (Italia 1998, col. 102’

 

Opera corale, Matrimoni si avvale dell’ambientazione solatia della città di Trani (anche d’inverno), opportuna per incorniciare una garbata commedia all’italiana. Approfittando della buona vena e dell’affiatamento degli interpreti, la Comencini racconta una storia toccante quando ci mostra degli esseri umani che vivono la propria vita tra illusioni, errori, inganni. Che sono quelli di una perfezionista sposata e madre che, alla vigilia di Natale, incontra casualmente un suo ex fidanzato e va in tilt: sale sul treno e torna nel paese natio, proprio nel giorno in cui – invece – arrivano i parenti a trovarla. La sua fuga mette in moto una serie di contraccolpi nella cerchia di una famiglia già per suo conto disastrata.

(a.m.)


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