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E dopo la semina, venne il raccolto.

08 04 10 @ 03:58  silvio.maselli

Che “Mine vaganti” potesse essere apprezzato dall’Academy italiana dell’Ente Premio David di Donatello era previsto. Undici nomination in tutte le più rilevanti categorie sono la conferma di un film bello e intenso, come da tempo Ozpetek non ne faceva. Tante conferme e lo stupore della bellezza salentina a fare da sfondo.

Ma la notizia vera, non me ne vogliano i colleghi e gli amici di Fandango, è la categoria cortometraggi: su cinque nomination ben tre sono corti girati in Puglia con il nostro sostegno economico e logistico.
Sono “Passing time” di Laura Bìspuri, “L’altra metà” di Pippo Mezzapesa e “Uerra” di Paolo Sassanelli.

Ed io sono così soddisfatto di veder crescere questi autori sotto i nostri occhi che davvero non ci sono parole. Abbiamo seminato, stiamo raccogliendo.


La genesi e la RU 486.

08 04 10 @ 07:35  silvio.maselli

Nel libro della Genesi, 3.16., il Signore dice:

Mulieri quoque dixit: Multiplicabo aerumnas tuas, et conceptus tuos: in dolore paries filios, et sub viri potestate eris, et ipse dominabitur tui.”
Poi disse alla donna: Io accrescerò grandemente i dolori del tuo parto e della tua gravidanza; tu partorirai figliuoli con dolori, e i tuoi desideri dipenderanno dal tuo marito, ed egli signoreggerà sopra te.”

Sarà per questa maledettissima frase che per oltre duemila anni i miei colleghi maschi di tutto il mondo hanno ritenuto il corpo della donna loro privata proprietà?
Io detesto anche questo: l’uso proprietario che si fa della cosa pubblica e di quella cosa privatissima - ma pubblica a scopo di battaglia politica - ch’è il corpo della donna.
Non v’è nulla di più sacro del corpo della donna, scrigno della vita.
E gli uomini di corpo della donna non capiscono un accidenti.

Le parole che stanno volando in queste ore sulla pillola RU486 mi fanno vergognare di essere uomo, maschio.
E’ significativo, non sfugga, che - su dieci - nove sono i commenti di uomini pii e rigorosi osservanti della legge trascendente del Signore Dio nostro…
Vorrei dire ai tanti che parlano, di tacere e di rispettare le leggi.

Tutto quello che aiuta la donna a superare un momento drammatico com’è l’interruzione di gravidanza sia benedetto dalla scienza, assicurato dalla politica, scelto in democrazia dove, a contare, è solo la libertà di scelta purché questa non arrechi danno all’altrui persona.

Riusciremo mai a diventare un Paese civile?

P.s.
Sono eloquenti e drammatiche le parole del dott. Nicola Blasi, primario della I clinica di Ostetricia del Policlinico di Bari che per primo in Italia ha garantito il protocollo ad una paziente.
Dice Blasi “Si, siamo all’avanguardia perché applichiamo la legge”.
E’ meravigliosa la banalità del bene.


L’intelligenza della Lega.

06 04 10 @ 07:46  silvio.maselli

Il quotidiano da leggere quest’oggi è il Corriere della sera dove, a pagina 5, campeggia una lunga intervista al ministro Roberto Maroni. Lega nord.
La si legga tutta, sino in fondo, e si capisca finalmente che la Lega è la nuova Democrazia cristiana. E c’è poco, molto poco da ridere.

Poche pagine oltre campeggia foto trionfante e popolare di Renzo Bossi, rampollo di famiglia, bocciato tre volte alla maturità e per questo premiato con migliaia di preferenze ed eletto nel consiglio regionale lombardo.
Continuiamo così, diamo il buon esempio alle giovani generazioni, che un posticino si trova sempre anche ai somari.

Bene, bravi, bis.

La fonte: corriere.it

ROMA— Le riforme: “Tocca alla Lega fare quella Costituzionale”. I magistrati: “Aboliamo l’obbligatorietà dell’azione penale”. Il sindaco di Milano: “Stiamo facendo un pensierino anche su Napoli”. Il ministro Roberto Maroni elenca le priorità del Carroccio e anticipa quello che la Lega chiederà questa sera durante l’incontro a Villa San Martino con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Presentate il conto dopo la vittoria elettorale?
“Noi non chiediamo né posti né nuovi assetti di governo”.

Neanche il ministero dell’Agricoltura?
“Decide Berlusconi, se vuole assegnarlo a noi faremo bene, ma su questo non abbiamo istanze”.

E allora che cosa volete?
“Che sia affidato a Umberto Bossi e Roberto Calderoli il compito di formulare una proposta di grande riforma della Costituzione disegnando il nuovo assetto costituzionale e federale. Credo che la Lega lo meriti, che sia il riconoscimento del nostro straordinario successo. Siamo pronti e soprattutto abbiamo la capacità per farlo”.

E crede che gli altri saranno d’accordo?
“Ci saranno le resistenze di chi ci continua a dipingere come gente rozza e senza cultura”.

A chi si riferisce?
“A numerosi commentatori, ai cosiddetti poteri forti che vogliono lo status quo”.

E dentro il Pdl?
“Tutti sanno che chi può davvero cambiare le regole siamo noi visto che non abbiamo cambiali da pagare, siamo gente concreta che non si fa comprare. Anche Berlusconi sa che se vuole davvero fare la grande riforma non può che affidarsi alla Lega, noi siamo leali. La nostra vittoria rafforza il governo. Se vuole passare alla storia non può che stare con noi”.

La priorità?
“Senato federale e nuova riforma del titolo quinto che va cambiato perché il sistema di competenze concorrenti tra Stato e Regioni ha creato un guazzabuglio con conflitti continui davanti alla Corte Costituzionale. Poche materie esclusive allo Stato, tutto il resto alle Regioni”.

E la riduzione dei parlamentari?
“Si deve fare subito. Vorrei ricordare che noi l’avevamo approvata e soltanto un atteggiamento miope dell’opposizione ha cancellato tutto con il referendum”.

Il modello di presidenzialismo?
“Alla francese. Se sono chiare competenze del governo e delle Regioni, assegna il giusto potere a chi viene eletto direttamente dal popolo e deve poterlo esercitare”.

Siete disposti a fare la riforma costituzionale senza l’opposizione?
“La nostra sfida è di farla approvare dai due terzi del Parlamento e riusciremo a vincerla. Noi apriremo il confronto con le opposizioni, con la società civile, con la magistratura. L’ho già detto in passato: il Pd è per noi un interlocutore indispensabile. Noi abbiamo tre anni davanti, non siamo come la sinistra che ha dovuto agire prima che cadesse il governo avendo l’ansia di tenere unita la coalizione. Abbiamo già riformato le pensioni e il Welfare, ora Bossi e Calderoli sono le persone giuste per fare il resto”.

Pensa davvero che la componente di Alleanza nazionale darà il via libera?
“Il presidente Gianfranco Fini e i suoi possono dare un contributo sul presidenzialismo. Ma ci vuole qualcuno che coordini e la regia deve essere della Lega. Del resto noi siamo il vero motore e dunque il soggetto giusto”. E sulla giustizia? “La riforma la studia il Guardasigilli Angelino Alfano, ma io sono convinto che si debba arrivare a una vera separazione delle carriere e— questo è un mio pallino da quindici anni — all’eliminazione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, in modo da rendere davvero responsabili delle proprie scelte i magistrati”.

Con il pubblico ministero dipendente dall’esecutivo?
“Assolutamente no. Io propongo di salvaguardare l’autonomia della magistratura assegnando ai procuratori il compito di stabilire la gerarchia dei reati da perseguire. Del resto, nella realtà dei fatti questo principio è già stato abolito. A Torino il procuratore Marcello Maddalena ha indicato in una circolare a quali reati bisogna dare priorità”.

Lo ha fatto dopo l’approvazione della legge che dimezzava i tempi di prescrizione e l’indulto.
“Ha dimostrato comunque che si può derogare a un principio che spesso ha rappresentato un’aberrazione rispetto alle intenzioni del legislatore perché ha portato a una totale assenza di responsabilità da parte dei magistrati che sbagliano o che non fanno le cose come devono essere fatte. Noi dobbiamo eliminare la foglia di fico che alcuni magistrati usano per fare operazioni politiche”.

E dunque quale sarebbe la sua proposta?
“Con la creazione dei due Csm, la pubblica accusa stabilisce la lista delle priorità. Ma se poi agisce con ritardo, se fa intercettazioni inutili o se errori e negligenze consentono ai mafiosi di uscire dal carcere, ne paga le conseguenze”.

Sulle intercettazioni non ci sarà questo problema visto che appena sarà approvata la nuova legge saranno limitate al massimo.
“Questa è una falsità della campagna elettorale che, come tutte le altre è stata spazzata via dall’unico giudice che è il popolo a cui non è ammesso ricorso”.

Lei davvero crede che le nuove norme non influiranno sulla possibilità di indagare?
“Io sono sicuro che per i reati che davvero provocano allarme sociale non cambierà proprio nulla. In ogni caso noi dobbiamo riformare la giustizia malata perché non riesce a dare ai cittadini risposte in tempi rapidi. L’ultimo esempio riguarda Reggio Calabria. A gennaio, dopo la bomba esplosa di fronte alla Procura generale, io e Alfano siamo andati a Reggio Calabria e il Guardasigilli si è detto pronto a mandare immediatamente sei magistrati di rinforzo. Il parere del Csm è arrivato soltanto in questi giorni”.

Il candidato sindaco di Milano sarà del Carroccio?
“Bossi si è già prenotato”.

Il ministro Ignazio la Russa ha detto: “C’è un patto, spetta a noi senza condizioni”.
“Schermaglie. Si vota a maggio del 2011 e fino ad allora ce n’è di tempo. Si voterà anche a Napoli”.


Riflessioni post voto

05 04 10 @ 06:27  silvio.maselli

Tra le tante cose che ho letto, nel post elezioni, interessandomi molto la sorte di questo Paese odiosamato e da cittadino meridionale, ecco una intervista a Nadia Urbinati che racconta due tre cose semplici semplici sulla Lega e su certo nord che sembrerebbe resistere. Invece è già andato.

 

“Lavori in corso”, apriamo il cantiere della sinistra

di Concita De Gregorio

Da dove cominciamo, Nadia Urbinati, a parlare del risultato elettorale e dello stato della sinistra in Italia? Dal Partito democratico? Dal cantiere dei lavori fatti e da fare, dall’analisi degli errori e dalle fondamenta di una nuova proposta? Cominciamo dal successo di Vendola, da Grillo?
“Cominciamo dall’Emilia”.

Risponde così Nadia Urbinati: c’è bisogno di una discussione larga, ampia, franca e senza paura. Un dibattito come quello che si è sviluppato in questi giorni anche sulle colonne del nostro giornale e soprattutto nel web, migliaia di lettori ci hanno scritto per raccontarci quel che vedono, quel che sperano, quello in cui credono e in cui non credono più. Apriamo davvero il cantiere delle idee, dice la docente della Columbia, appassionata studiosa di politica. Però facciamolo a partire dalla realtà: lasciamo che l’insegnamento ci venga dai fatti.

Dunque l’Emilia, dove da poco è tornata a vivere. “Perchè in queste settimane, da quando sono rientrata in Italia, ho visto nei miei paesi qualcosa che non avevo visto mai. L’Emilia sarà la prossima regione a diventare leghista se non ci sarà un cambio radicale e profondo. In larga parte lo è già. Vedo i militanti della Lega girare per le piazze dei paesi con le roulotte e i camioncini, fermarsi a fare comizi di fronte a sei persone. Senza telecamere, senza microfoni. Senza media al seguito. Li sento scandire parole d’ordine semplici che fanno presa. Vedo le persone a me vicine cambiare. L’Emilia oggi è la frontiera più avanzata, o più arretrata. È Little Big Horne. La Lega ha capito molto bene che è questa la sfida più grande. La rivincita. Il vecchio desiderio democristiano. Quel che non si è tinto di bianco oggi si sta tingendo di verde. I leghisti hanno la capacità di farlo. Hanno militanti che credono, non che dubitano e discutono. Fanno turni, lavorano in modo sistematico, casa per casa. Il modello americano è questo: casa per casa. Non bastano le cene elettorali, quelle sono ad un altro livello. Nelle piazze dell’Emilia profonda il Pd non c’è. A Ferrara ho visto le navette che portano al centro commerciale. Nei paesi sono tutti chiusi dentro le case, con le loro parabole per vedere la tv. E’ il Midwest: è qui che si vince o si perde”.

“A partire dal linguaggio, sì. Ma dietro il linguaggio ci deve essere un ordine del discorso. Devi prima sapere cosa vuoi poi dire cosa pensi. Farlo in modo chiaro. Parole semplici e narrativa ricca. A Carpi, a Sassuolo. C’è la crisi della ceramica. Ha la sinistra una politica di riconversione industriale da proporre? Le donne della Omsa, senza lavoro perchè la manodopera all’estero costa meno. La risposta non può essere la cassa integrazione per mesi, per anni. Ci vuole un progetto. Quegli impianti devono restare qui, qualcuno sa dire come? La Lega dice che i neri - gli stranieri - portano via il lavoro. In queste zone è un’affermazione che somiglia alla realtà. Quando il lavoro non c’è la competizione è fra chi resta escluso e chi entra in assenza di regole. Sappiamo dare una risposta?”

“A Modena - continua Nadia Urbinati - ho visto favolose piste ciclabili. Non basta. Ho visto nascere come funghi grandi centri commerciali fatti per dare ossigeno alle coop edili. Hai dato lavoro per qualche tempo agli edili, ma hai finito per portare la gente nei luoghi del berlusconismo. Dentro casa davanti alla tv durante la settimana, al centro commerciale nel week end. L’integrazione con le comunità immigrate non è avvenuta. Ciascuno vive nel proprio ghetto. I bambini vanno insieme a scuola, e cosa fanno dopo? Niente che li porti in un futuro diverso dal passato: rientrano nelle loro comunità di origine, gli adulti si chiudono e si difendono gli uni dagli altri. Sta nascendo un’altra società e la sinistra non ne è consapevole, non sembra esserlo, se lo è è impotente”.

“Proviamo in Emilia a ricostruire le sezioni di partito. Non i circoli che si riuniscono una volta al mese, per il resto deserti, nel migliore dei casi i militanti si parlano sul web. È la presenza sul territorio che manca, i giovani hanno bisogno di fare qualcosa, lo chiedono: domandano cosa possiamo fare, dove possiamo andare? Non c’è un luogo. Alle feste dell’Unità la maggioranza è fatta di anziani. È a questo livello che bisogna ricostruire a partire dai nostri principi, i nostri valori: il buon governo, la legge uguale per tutti, la Costituzione, la crescita di una comunità solidale”.

“Il Pd è nato distruggendo i partiti alla sua sinistra. Una parte della sinistra non si riconosce in quel partito, né può farlo. Ma il modello arcipelago è fondamentale. Se non ti federi con i partiti a te vicini quelli se ne vanno. Gli elettori con loro. La scelta strutturale di guardare al centro ha conseguenze visibili. Gli elettori che non si riconoscono in questo Pd guardano a Di Pietro, poi a Grillo. Oppure si astengono. È una catena di delusioni progressive. Poi, certo, se guardo ai risultati dei partiti alla sinistra del Pd osservo che l’utopia è parte della politica, e la protesta è necessaria. Serve se è finalizzata a un risultato, se no può diventare dannosa per tutti. Si può stare vicini senza essere identici. Bisogna ascoltare chi protesta, provare a comprendere e non snobbare. Lo stimolo critico deve essere espresso, ce n’è bisogno. Nader ha determinato la sconfitta di Gore, ma è stato perché la politica di Gore non era abbastanza convincente”.

“Il grande problema è avere una classe dirigente solo istituzionale, parlamentare. Sarebbe una buona cosa che il leader dello schieramento non fosse un uomo delle istituzioni. Chi è nella condizione di difendere la sua posizione non è fino in fondo libero. Vivere di politica significa che non si può vivere per la politica. È Weber. Ci vogliono personalità libere di progettare un disegno comune fuori dagli schemi delle convenienze e delle appartenenze. Sarà chi saprà trovare un minimo comune denominatore alle forze della sinistra colui che saprà renderla forte abbastanza da consentirle di governare il Paese”.

“Sì, c’è anche una questione di leadership. Dobbiamo consentire di far crescere un’altra generazione, non usarla solo come simbolo senza dargli potere. Se no è il rapporto che c’è tra genitori e figli: i genitori hanno la borsa, tengono i cordoni. I figli hanno bisogno del loro conto in banca. Non hanno lavoro, non hanno autonomia, non hanno peso”.

“Berlusconi occuperà anche il web. Ha grande istinto, è capace di arrivare alla gente. Per il Pd il web è burocrazia, un lavoro come il resto. Non rispondono. Io lo uso a volte. Non mi rispondono. Non vedono, non capiscono. Obama ha vinto le elezioni grazie alla rete. Un dollaro a testa, in milioni e milioni lo hanno finanziato. Qui vai a cene elettorali dove paghi cento euro e il leader non viene. Certo bisogna fare le due cose: ma farle bene, entrambe”.

“Infine direi solo: bisogna andare a riprendere le persone e tirarle fuori da casa, dar loro qualcosa di più interessante della tv. Berlusconi ha costruito il suo potere isolando gli italiani davanti alle sue tv. Ma la Lega non ha tv, usa il modello del Pci di antica memoria. Uno stile premoderno, il camioncino e il megafono, bussano e ti compilano i moduli, ti aiutano a risolvere i problemi minimi che per le persone sono fondamentali. Noi non facciamo né l’uno né l’altro. Vogliamo cominciare a parlarne?”.

4.4.2010

 


Disprezzo.

02 04 10 @ 08:03  silvio.maselli

Io disprezzo i farisei, i falsi e cortesi, le gatte morte, i chiagni-e-fotti, i servi, gli innamorati del potere per il potere.
Disprezzo gli ipocriti, i pavidi, i nani e le ballerine.
Disprezzo gli indifferenti, quelli che “tanto so’ tutti uguali”.
Disprezzo quelli che salgono sui palchi altrui nel momento del trionfo.
E poi ti mollano nel momento dello sconforto.
Disprezzo quelli che ti voglion morto, ma ti sorridono ruffiani.
Disprezzo i furbi poco intelligenti. I ciucci e presuntuosi. Gli unti leccaculo.
Buona Pasqua a tutte le persone pure.

PS
Merita d’esser letto “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino, per Feltrinelli. Vi entrerà nella pelle.


Il Paese dei nani e delle ballerine.

01 04 10 @ 08:01  silvio.maselli

Mentre almeno la metà dei pugliesi si sveglia con la consapevolezza di vivere in un’isola felix l’Italia diventa, sempre più, un paese di barbari.
Perché dico questo?
Leggete l’intervista di Maria Luisa Busi, la bionda del TG1 e capite cosa sta accadendo nello specchio del paese dei barbari: la Rai minzolinizzata.

ROMA - Maria Luisa Busi, da vent´anni al Tg1, volto di punta dell´edizione delle 20, rischia di essere la prossima ad essere allontanata dal Tg1. Perché non ha firmato l´appello a favore del direttore Augusto Minzolini sul caso Mills. E a febbraio, quando era inviata a L´Aquila, agli abruzzesi che contestavano il direttore “Scodinzolini”, lei non avrebbe opposto sufficiente resistenza. La Busi è nella “lista nera” del Tg1, ma accetta di parlare.
Busi, che clima si respira oggi al Tg1? Crede sia casuale che dalla conduzione vengano cancellati i volti di coloro che non hanno firmato la lettera in favore del direttore?
“Credo non sia affatto casuale. Credo si tratti di una rappresaglia. Come dice Franco Siddi, segretario della Fnsi. Una rappresaglia che prima dei colleghi, volti storici e professionisti liberi di questo giornale, ha colpito Massimo De Strobel, caporedattore centrale, uomo chiave della storica macchina del Tgi. Anche lui non firmatario di quella lettera, guarda caso. Anche lui rimosso senza una alternativa professionale credibile. Il clima? Il clima in redazione è insostenibile, in 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all´area culturale del centrodestra (Vespa, Rossella, Minun), nessuno aveva mai osato tanto. In quanto al “rinnovamento”, di cui parla il direttore Minzolini… di che stiamo parlando? Forse che alla Bbc, alla Cnn, nella tv pubblica francese, non conta la fidelizzazione del pubblico, rispetto ai volti storici? Nel senso di quelli che hanno fatto la storia del giornale e la sua credibilità. E poi che dire di De Strobel, che non va neppure in video.
I consiglieri Rai Rizzo Nervo e Van Straten parlano di determinazione “stalinista” del direttore del Tg1.
“Fanno bene i consiglieri ad usare parole forti. La verità è che il nostro è sempre stato un giornale in cui la dialettica nella redazione tra le diverse sensibilità è stata sempre rispettata. Come è sempre stata rispettata la pluralità di voci nel Paese”.
C´è chi dice che il tg1 è tg schierato. Cosa ne pensa?
“Mi chiedo come si possa dire il contrario. È sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l´altro. Abbiamo perso pubblico siamo attestati al 26 per cento di ascolto. Incontro continuamente gente che dice, “io non vi guardo più”. La gente più disparata. Difficile credere che non dipenda da due ordini di problemi: il primo, gli editoriali. Il direttore ha diritto a farli, ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e alla presidenza del consiglio. Il secondo, è la rappresentazione del Paese. Al tg1 non si parla più della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola”.
I conduttori del Tg1 saltano. La prossima potrebbe essere lei. Si pente di non aver firmato quel documento in sostegno del direttore?
“Non mi pento affatto. Si apriva dicendo: al Tg1 non c´è alcun disagio… Non poteva essere una affermazione condivisibile né veritiera”.
Voi conduttori ci mettete la faccia. Vi imbarazza la satira del Trio Medusa, che vi prende in giro per l´annuncio dei servizi leggeri del Tg1?
“Questo crea in me un grande imbarazzo. Esercito sempre il mio ruolo, come altri colleghi, nel cercare di evitare che l´infotainment (informazione-intrattenimento) dilaghi a dismisura come sta accadendo. Una volta, come sesta notizia abbiamo dato i cigni imprigionati dal ghiaccio in Ucraina e poche righe sullo sciopero generale in Sardegna. Senza nulla togliere ai colleghi che fanno quei pezzi cosiddetti leggeri, e cercano di farli al meglio, così non si può andare avanti. Ma il peggio è stato a L´Aquila, quando a protestare contro la troupe del Tg1 che guidavo, sono state centinaia di persone terremotate”.

Fonte: La Repubblica, 1.4.2010


Cinetel

24 03 10 @ 04:29  silvio.maselli

Cinema: martedi’ da leoni per Ozpetek che supera Burton al box office

Roma, 24 mar.
(Adnkronos) - Martedi’ da leoni per ‘Mine Vaganti’.
Secondo i dati Cinetel, infatti, ieri il film di Ozpetek ha superato Tim Burton, raccogliendo un numero straordinario di spettatori, 27.195 contro i 23.768 di ‘Alice in Wonderland’ (il conteggio non puo’ essere fatto sull’incasso perche’ il biglietto del film di Burton in 3D ha un costo piu’ alto).
Per Ozpetek, raggiunto ad Istanbul dove Mine Vaganti e’ in procinto di uscire, “questo risultato, inaspettato ma confesso sperato, mi gratifica molto e rafforza il mio ottimismo per un lungo cammino nelle sale italiane.
E poi mi inorgoglisce il raffronto con un cineasta che stimo davvero”.
‘Mine Vaganti’, gia’ selezionato in competizione ai prossimi festival americani di Tribeca e Seattle, e’ prodotto da Fandango in collaborazione con Rai Cinema e con il supporto di Apulia Film Commission, distribuito da 01.


Ironia della sorte. Ovvero storie di film commission: come la fai la sbagli!

16 03 10 @ 08:47  silvio.maselli

Guardate questa notizia apparsa sulla Stampa di Torino di ieri.
Come la fai la sbagli, si direbbe…
A voi lascio ogni commento.

torino

Ostaggi della fiction. Video-dipendenti che alle due del pomeriggio non si perdono da decenni una puntata di Beautiful? Nemmeno per sogno. Gli inquilini di via Cavour 35 - ma chissà quanti altri, persi nella piccola Parigi nascosta a Torino: piazza Maria Teresa e dintorni - si sentono ostaggio della produzione di film, telefilm e fiction assortiti che si girano sempre più spesso nel centro storico di Torino. Certo un gran bel risultato per la città - Filmcommission è nata proprio per questo, per farla conoscere - ma una gran bella seccatura per chi abita in quelle stesse case che finiranno, come uno spot turistico, nei film girati sotto la Mole. “Ci creda, non ce la facciamo più” spiega uno dei primi, arrabbiatissimi firmatari della lettera.

Una missiva arriverà presto sulla scrivania del sindaco Chiamparino e su quella dell’assessore alla Viabilità Maria Grazia Sestero: “Almeno una volta ogni due, tre mesi il nostro isolato viene letteralmente colonizzato da questi enormi camion al seguito di attori, registi e tecnici, riducendo a zero la possibilità di parcheggio”. Aggiunge: “Un parcheggio il cui abbonamento ora è salito a 40 euro l’anno: finché costava pochi euro si poteva pure accettare di non trovare un posto sicuro, ma ora ci sentiamo davvero presi in giro”.

I residenti di via Cavour preferiscono rimanere anonimi: “Quando abbiamo provato a protestare qualcuno se l’è presa con le nostre auto, spaccando specchietti o rigando la carrozzeria, non si sa mai a che cosa si va incontro quando si cerca di far valere le proprie ragioni”.

Tempo fa altri residenti di piazza Maria Teresa - un altro set che spesso viene reso inagibile ai suoi abitanti, bloccandone la sosta a colpi di nastro adesivo e avvisi scritti a pennarello - avevano già protestato a riguardo con l’assessore Sestero. La risposta fu la seguente: che l’abbonamento non garantisce il fatto di trovare parcheggio e che abitare nei quartieri più belli della città comporta qualche disagio. Insomma: pare che non ci sia molto da fare, e di sconto sull’abbonamento annuale sui parcheggi non se ne parla neppure.

“Il disagio si riduce a qualche settimana su un anno - rispondono agli uffici Viabilità - e in ogni caso anche se spesso si gira in centro non si gira mai nello stesso isolato. Anche la zona dei Murazzi è molto sfruttata”. Sarà, ma a chi abita sopra le cineprese questa vista (fissa) sul set proprio non va giù: “Siamo ridotti a scomode comparse di un film che per noi racconta soltanto un disagio”.

Fonte: http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/157872/

 


Le chiacchiere ed il lavoro serio.

16 03 10 @ 08:09  silvio.maselli

Mentre qualcuno ciarlava di presunte manovre elettoralistiche, noi, silenziosamente lavoravamo al fianco della proprietà e dei gestori per raggiungere lo scopo prefissato dalla legge regionale (la n. 6/2004): riaprire il cinema ABC di Bari.

Da domani, infatti, lo storico cinema d’essai barese, sala numero uno del nostro circuito D’Autore tornerà nelle mani dei pugliesi.

Ed io sono felice perché per mio conto non parlano le chiacchiere dei politichetti di provincia, né violente pagine di facebook animate da qualche poveraccio, parlano per me tutti gli obiettivi raggiunti. E la differenza per i cittadini in buona fede si sente.

 


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