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Torino

12 12 08 @ 08:24  silvio.maselli

In questi ultimi giorni, avendo trasferito i nostri uffici in fiera, ho iniziato a riflettere molto su come funzionerà l’inaugurazione del sistema pugliese dei cineporti di bari e lecce. Due posti bellissimi, in verità, che stanno crescendo come figli. Davvero, sto rischiando ancora una volta, di pensare a queste creazioni come creature. E non va bene.

Oggi, 12 dicembre, s’è inaugurato il cineporto di Torino: 5 strutture in una, una roba esagerata e - sono certo - meravigliosa. Ma, come sempre capita in questo paese di pazzi, arrivano anche le polemiche che riporto qui sotto.

E allora penso che noi dovremo essere molto cauti e bravi a costruire un rapporto di vera fiducia tra tutti gli operatori: produttori, maestranze, artisti, operatori culturali, esercenti, distributori.

Ma so anche una cosa: quando questa mia avventura è iniziata, mi riecheggiavano nelle orecchie le parole e negli occhi gli sguardi di chi ha speso una vita intera per ottenere spazi pubblici aperti, democratici, operativi, avanzati, reali. Tra questi tanti e tante che conosco ci sono anche io, e non lascerò che alcuno ci tolga questo desiderio. Di una Puglia migliore.

:-)

TORINO, 12 DIC – L’attesa apertura del Cineporto, casa dei produttori, oggi a Torino, dopo 5 anni di lavori per un costo di 8 milioni e mezzo di euro ripartiti tra Regione e Comune, 9.400 mq capaci di ospitare insieme 5 produzioni cinematografiche, è stata oggetto anche di profonde polemiche avanzate da un gruppo di esercenti torinesi. Con una serie di documenti fatti pervenire alla stampa e agli enti locali, gli esercenti, in testa l’attore Sergio Troiano, lamentano il fatto che le istituzioni abbiano negli ultimi anni finanziato, con oltre cento milioni di euro, il sistema cinema cittadino (Museo del Cinema, il Cineporto, Film Commission Torino Piemonte, i vari festival) senza coinvolgere gli ‘imprenditorì del cinema cittadino, gli esercenti, le cui sale sono sempre più vuote, e senza, forse, avere un rendiconto economico così positivo.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’ apertura all’interno del Cineporto di una sala da 96 posti. “I nostri debiti ce li ripaghiamo da soli e i nostri dipendenti li paghiamo di tasca nostra, se il Museo del Cinema o adesso anche il Cineporto, faranno acqua, a parare il buco saranno ancora e sempre gli enti locali con i soldi dei cittadini?”.


Con i miei occhi.

26 11 08 @ 07:41  silvio.maselli

Lunedì scorso, alle ore 13 sono passato per il set della puntata di Crimini 2, nei meandri di Bari Vecchia. Bello il clima sul set, cosa rara. E totale la nostra copertura in termini di servizi e assistenza.
Poi a un certo punto ho visto, con i miei occhi, uscire signore dai loro sottani con teglie di pasta al forno (piatto ‘nazionale’ qui, insieme a riso patate e cozze), piatti e posate di plastica e poi caffè in misura assolutamente copiosa, esagerata.

Esagerato come l’ospitalità delle nostre genti, del nostro popolo. E’ grazie a questo meraviglioso stupore, che si traduce in ospitalità incondizionata, che faremo della Puglia la terra più bella in cui girare.

Pugliesi vi scongiuro, rimanete puri e genuini così come siete sempre stati.


Una generazione

30 11 99 @ 12:00  silvio.maselli

Una generazione sta lentamente scomparendo. E’ quella degli antifascisti veri: quella di chi il fascismo l’ha combattuto davvero, educandoci alle virtù civiche più alte. Una volta Sandro Curzi si complimentò con me per una presentazione professionale ad un convegno su cinema e tv. Mi disse di andarlo a trovare in Rai con un’idea, magari avremmo potuto costruirla insieme. Non lo feci mai, per una ritrosia sbagliata. Ma quel che mi porto dentro come esempio, è la capacità di un ultra settantenne di continuare a progettare, a spronare i più giovani a insegnare una rettitudine rara.
Mi sento più solo senza Kojak, senza la sua generazione.


Certe volte.

14 11 08 @ 01:34  silvio.maselli

Certe volte provo vergogna per alcune sentenze dei tribunali. Non sono un estremista pazzo, uno scapestrato capellone, un tossico barbone, un fiero oppositore ideologizzato.

Ero e sono un cittadino consapevole che il mondo che precedeva la caduta delle torri gemelle era (come lo è il mondo odierno) profondamente ingiusto. E che a decidere per me, per tutti noi, non potessero essere i manager di alcune multinazionali, i leader di alcuni paesi, i broker di alcune assicurazioni, gli amministratori delegati di alcune banche.
Sette anni dopo, molti di quei supposti leader hanno visto fallire le proprie titaniche imprese. Hanno perso tutto, tranne il posto di lavoro, molto ben remunerato. A noi i debiti, a loro le poltrone.

Ero a Genova per unire la mia voce a quella di milioni di uomini e donne che della globalizzazione volevano prendere il lato più affascinante e giusto.

Abbiamo, invece, preso solo un sacco di mazzate e ancora oggi mi chiedo perchè e chi abbia dato l’ordine di farlo.

Oggi a casa rileggerò quelle vecchie pagine pasoliniane sul potere.
Non voglio fare la loro fine.


Dati di fatto.

10 11 08 @ 02:00  silvio.maselli

Nella conferenza stampa di presentazione della 26^ edizione del Torino Film Festival, il direttore artistico, Nanni Moretti ha detto che il Piemonte è una regione vivissima sotto il profilo dell’audiovisivo, ma che ormai è insidiata da presso dal Friuli e dalla Puglia.

Il riferimento al nostro lavoro mi stupisce e lusinga, insieme.
Non è da poco sentirselo dire da un uomo sempre avaro di complimenti, eppure rigoroso sotto il profilo intellettuale.

Chissà se i pugliesi si rendono conto di cosa stiamo costruendo per e con loro.
:-)

 

 


Lezioni americane.

05 11 08 @ 08:39  silvio.maselli

Ciò che stanotte è accaduto negli Stati Uniti non è solo la vittoria del ‘cambiamento’ sull'’esperienza’.

E’ la dimostrazione che un nuovo racconto è stato prodotto dall’America profonda: dalle viscere di quel Paese si afferma una narrazione diffusa, democratica, orizzontale per cui entrano nel racconto nuovi cittadini, nuove razze, nuove etnie, nuove generazioni.

You made history every single day during this campaign - every day you knocked on doors, made a donation, or talked to your family, friends, and neighbors about why you believe it’s time for change.” Scrive Barack alla sua enorme mailing list.

Se a vincere è un quarantasettenne su un settantaduenne vuol dire che, ancora una volta, quel meraviglioso Paese ci insegna qualcosa e ci stupisce. ‘Country first’, era lo slogan di McCain. Gli americani lo hanno rifiutato perchè dopo almeno quarantanni, dopo “l’orda d’oro” dei magnifici anni ‘60, un uomo pregno di ideali racconta ai propri concittadini quello che vogliono sentirsi dire (leggi Jaques Séguéla).

Per questo ha torto Bill Clinton a definire quelle di ieri come “economic elections”: sono, invece, profondissimamente ‘political elections’. E stavolta il cinismo brutale americano è stato sconfitto dall’idealismo della frontiera dei diritti di inclusione sociale, della pace, della solidarietà.

Ci sarà tempo per esserne delusi; oggi, io, non ho paura di urlare W Obama! W gli Stati Uniti d’America!


Cineporto.

04 11 08 @ 11:30  silvio.maselli

Incredibile. Sono stato sul cantiere del cineporto di Bari, in fiera del levante. Non pensavo andassero così veloci. Meglio tacere però, c’è sempre in agguato il casino con il codice degli appalti. Però la ditta mi sembra serissima e l’architetto che segue i lavori è una giovani in gambissima e preziosa: ci tiene quanto noi. Ed è raro trovare professionisti così.

Il posto fa sognare. Bari ne aveva bisogno e a noi toccherà fare girare la struttura tutti i giorni per i bambini, i ragazzi, gli universitari e gli appassionati di arte, cultura e cinema.

Quanto sogni tutti insieme stiamo realizzando. Chissà se il cinismo e l’apatia di alcune parti della nostra terra, un giorno, riusciremo a vincerle.

4.11.2008


attese

31 10 08 @ 08:42  silvio.maselli

Ci sono attese liete, altre pregne di inquietudine. Oggi, il giorno dopo l’anteprima pugliese de ‘Il passato è una terra straneira’ - un film bellissimo - attendiamo qualche premio per il film di Vicari o per quello, assai apprezzato dalla critica e dal pubblico romano di Edoardo Winspeare.

Qualunque cosa accada per noi, umili servitori del cinema che si gira in Puglia, è già arrivato il successo che cercavamo: i produttori si fidano di noi, gli sceneggiatori iniziano a percepire qualcosa in più di questa terra, gli organizzatori fanno a gara per venire qui.

In tutto questo, dopo la bella, lunga, intensa giornata di ieri, non ho le forze per fare nulla. Mi sento come svuotato, in attesa di nulla. Uno Ian Curtis di provincia, alla ricerca del vuoto, perchè quando hai fatto il pieno di emozioni e desideri, di desideri collettivi, mai privati, non ti resta altro da fare che attendere, ricompensandosi con il silenzio.

Ovvio però, tutto questo è solo un desiderio, mi tocca rimettermi al lavoro, e di corsa pure. A novembre c’è Torino, e poi il festival di gennaio e progetto memoria da seguire e un cda da preparare e le attività di cineturismo da accompagnare e una guida da lanciare, un’altra anteprima da organizzare, personale da cementare, bilanci di commentare, por da sistemare. Chi l’ha detto che la giornata ha 24 ore?


Tutti pazzi per winspeare!

29 10 08 @ 09:14  silvio.maselli

Da un’agenzia:

ROMA, 29 OTT – Non è pensabile che in questa edizione del Festival di Roma nata nel segno dell’italianità sostenuta più volte dal suo neo-presidente Gian Luigi Rondi i sei film italiani in corsa restino a bocca asciutta. E questo vale tanto più per gli attori: vero punto di forza in questo momento. Ma, a due giorni dalle premiazioni ufficiali di questa terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (questa la dicitura esatta), che si chiude venerdì, c’è sicuramente grande incertezza su chi vincerà il Marco Aurelio d’Oro del pubblico (quello che quest’anno vede un’inedita votazione digitalizzata), ma anche i premi che vengono dalla giuria. Ovvero quelli cosiddetti della critica: miglior film (Marco Aurelio d’oro) e miglior interprete maschile e femminile (Marco Aurelio d’Argento).

Il film italiano che sembra il candidato più forte è sicuramente Galantuomini di Edoardo Winspeare, un film che ha diviso molto, ma che ha comunque colpito. Potrebbe aspirare al premio miglior film o migliore attrice (Donatella Finocchiaro). In lizza per il premio più importante anche Il passato è una terra straniera: sarebbe una scelta più coraggiosa e forse improbabile a cui potrebbe partecipare oltre il già pluripremiato Elio Germano, anche la sua sorprendente coprotagonista Michele Riondino. A incantare un pò tutti anche i quattro film francesi. Su tutti Aide toi, le ciel t’aidera di Francois Dupeyron definito da molti Il pranzo di ferragosto d’oltralpe. In corsa sia l’attrice Felicitè Wouassi che lo stesso film. E ancora la surreale spy story ambientata nel mondo delle lirica Le plaisir de Chanter di Ilan Duran Cohen. Tra i possibili vincenti anche l’inglese Easy Virtue di Stephan Elliot e l’attrice Jessica Biel. Sul fronte Usa potrebbe prevalere per una sorta di “effetto Mortensen” (unico superdivo a stazionare al festiva per ben quattro giorni) il film Good di Vicente Amorim o ‘Pride and Glory’, police drama visto e rivisto che ha dalla sua un grande cast. Infine, tra gli interpreti maschili potrebbe anche prevalere a sorpresa Bohdan Stupka, protagonista della commedia nera di Krzysztof Zanussi, With a Warm Heart.


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