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E’ tutta fiction

29 02 12 @ 03:17  silvio.maselli

(ASCA) - Roma, 27 feb - La fiction gode di buona salute. Mediaset e Rai schiereranno anche quest’anno i propri cavalli di battaglia ma anche nuovi progetti. Mediaset ha sul set “Ris Roma 3″ e a breve partiranno le riprese di “Onde”, serie diretta da Luis Prieto con protagonisti Francesco Montanari, Vanessa Incontrada e Daniele Liotti. Tra la Sicilia e Cuba verra’ invece girata la serie “Baciamo le mani”, diretta da Eros Puglielli con protagonisti Sabrina Ferilli, Virna Lisi e Francesco Testi. In Rai si attendono le decisioni ufficali dei progetti che rientreranno nel “Piano fiction”. I progetti approvati saranno resi noti in questi giorni, ma dalle indiscrezioni sembrerebbero sicuri alcuni ritorni di serie di successo come “Medico in famiglia 8″, “Un passo dal cielo 2″, “Il restauratore 2″, “Paura d’amare 2″, “Un caso di coscienza 5″, “Che Dio ci aiuti 2″ e le nuove puntate de “Il commissario Montalbano”. Previsti anche nuovi progetti come “K2″, “Una buona stagione”, “I 57 giorni”, con Luca Zingaretti nei panni di Paolo Borsellino, e una miniserie su “Domenico Modugno”. In ballo poi altri progetti, come “Patrioti”, “Bentornato Nero Wolfe 2″, “Olivetti” diretto da Michele Soavi, “Le memorie di Adriano”. Per Sky sara’ di nuovo ‘Natale per due’ con Gassman e Brignano. I due attori ritorneranno a girare insieme il film che andra’ in onda durante le festivita’ natalizie su Sky. Sky ha anche annunciato la fase di sviluppo e scrittura della serie su “Mani pulite”. Si tratta di una serie in 10 episodi ambientata principalmente a Milano, che vede al centro del racconto sei italiani, persone “comuni” la cui vita si intreccia con l’inchiesta. Ogni puntata racconta un mese del 1992, partendo proprio dal quel primo arresto del 17 febbraio, per concludersi poi il 15 dicembre, con l’avviso di garanzia al segretario del Psi Bettino Craxi. L’idea del progetto e’ di Stefano Accorsi, che partecipa allo sviluppo creativo della serie. Sky portera’ sul piccolo schermo anche la serie ispirata a “Gomorra”.

Fonte: prima comunicazione


Orgoglio regionale

26 02 12 @ 06:34  silvio.maselli

Ho visto la prima bella puntata de “Il giovane Montalbano” con il “nostro” Michele Riondino.
Ne sono orgoglioso. Michele è autorevole perché sa modulare i registri, dal comico al drammatico e s’intuisce la sua militanza teatrale, fatta di sudore e gavetta.
Bravo Michele, sei il nostro orgoglio.


Lavorar con questa donna.

24 02 12 @ 11:34  silvio.maselli

Innegabile, abbiam beccheggiato tra i marosi, all’atto dell’abbandono dell’ex Presidente.
Giunte inaspettate e non auspicate, le dimissioni sono state cavalcate da ingenerosi commentatori, da politici moralisti, da perdigiorno inconsistenti, da ipocriti di ogni risma. Dimostrando che, nei momenti topici, le scarse qualità delle persone emergono prepotenti.
Ma dal guasto, si dice alle nostre latitudini, vien l’aggiusto.

Perché è giunta nelle nostre vite una ragazza dal passo solo apparentemente goffo, eppure straordinariamente acuta nel traguardare ogni giorno ed ogni ora nuove conoscenze e competenze, nel sommare dati e informazioni in un prisma creativo, ché il piglio dell’innovatrice non le manca.

L’antipasto fu vederla assisa a pranzo, il primo giorno nel pieno possesso delle sue nuove funzioni, assieme ai generosi ragazzi del team di lavoro quotidiano: abbattuti tutti i muri del reciproco sospetto, in un colpo solo, una di noi che lavora con noi, non tramite noi per altri scopi. E fiducia fu, al primo sguardo.

Il prosieguo fu vederla alle prese con la conduzione di un luogo di maschi in attesa delle novità. Ogni parola venne spesa per dispensar coraggio, visione, passione, riconoscenza per il lavoro fatto e da fare.

Il quotidiano è animato di progetti straordinariamente innovativi, di idee ogni giorno fresche, sbarcate da notti serene; di mediazioni sempre al rialzo, mai pensate per accontentare qualcuno o qualcosa e poi morirne inconsapevolmente ogni giorno più del giorno precedente. Di confronti orizzontali, senza la barriera del ruolo eretto a protezione di un fortino vuoto come gli pneumatici. Di ascolti reciproci. Di dialogo che non vive della somma di due monologhi, ma di comprensione vera dell’altrui pensiero. Di carezze, mai di sberle. Perché anche una carezza data con minor trasporto, fa comunque capire che il tiro va aggiustato. Di riflessioni, più che d’impulsi irretiti dal testosterone. Di attese in macchina, perché una donna ti fa sempre aspettare e ti dice semmai “cosa vuole che muoia”?! se non ce la fa ad esser lì quando la vuoi tu. Di ricerca permanente, di equilibrio necessario, di compenetrazione tenace, di spavento e stupore, di stanchezza felice, di rispetto fraterno.

Lavorar con questa donna, dona sensazioni incantevoli, perché davvero capisci d’esser parte di un tutto, finalmente.
E di aver trovato la tua parte migliore. Per fare migliore il tempo nostro.
Una presidente così se la sognano altrove.
Da dove sei arrivata? Dove andiamo adesso? Non lo so, l’importante è andare.
Diceva il vecchio saggio Kerouac.
E allora andiamo per vie che ancora non conosciamo Antonella, andiamo, ci sarà da divertirsi.


Parole in libertà

24 02 12 @ 11:09  silvio.maselli

In una presentazione presso la Feltrinelli di Bari di un paio di giorni fa, una delle proprietarie di un famoso cinema teatro cittadino ormai mestamente chiuso, pare abbia aggiunto le proprie ubbie alle voci già abbondantemente aggregatesi per la serata in libreria.
Tra i suoi argomenti quello che la nostra Fondazione non abbia loro pagato il pattuito compenso in occasione del Bif&st dello scorso anno mi ha molto affascinato.

Ora mi permetto di utilizzare questo pulpito per scantonare dalle mie usuali riflessioni in materia di audiovisivo e creatività, giacché mi sento chiamato in causa, in qualità di Responsabile Unico del Procedimento sui fondi FESR della AFC e desidero ardentemente ricordare, alla signora, che la nostra amministrazione ha erogato l’acconto come da prassi e accordi e che, al momento di versare il pattuito, come da legge nazionale, ha effettuato il doveroso controllo di inadempienza tramite il portale di Equitalia cui siamo obbligati in quanto soggetto erogatore di pubblici denari.

Tale controllo è risultato esiziale, giacché ha segnalato una gravissima inadempienza da parte del fornitore di servizi e dunque ci ha impedito, pignorando la somma pari al saldo, di procedere al pagamento, intimandoci di stornarlo a favore dell’agenzia delle entrate.

Dunque, volendo essere un po’ più precisi di come mi si riferisce sia stata la signora, non di nostra volontà s’è trattato, bensì di inadempienza fiscale del fornitore.

Peccato aver avuto alt(r)i e più urgenti impegni, avrei sfruttato l’occasione per ricordare agli astanti che pagare le tasse è un dovere di ogni cittadino e di ogni azienda.


Città, creatività, innovazione, Europa.

24 02 12 @ 10:01  silvio.maselli

Io non so se tutti i politici leggono, approfondiscono, studiano le cose di cui parlano. E dubito lo facciano i tanti intelligentoni che ci danno consigli o avanzano critiche (ché quelle non mancano mai).

So però che se non si leggono i documenti europei in materia di creatività e sistemi urbani, non si può fare bene il lavoro di politici. Nè di direttori di una film commission o di artisti o di produttori e operatori culturali!

E allora ecco a voi una buona e facile base da cui partire.
Noi stiamo facendo questo, se non l’avevate capito.

Small and medium size cities are also interested in the way they can foster local economic development through on innovation and the creation of creative places.
Clusters have been a main theme of interest in regional and urban planning theory since the 80’s, with the attention paid to the region Emilia- Romagna for instance.
The idea has been revived in the context of urban deprived areas in big cities since the publication of Richard’s Florida book in 2002: The rise of the creative class and many cities have taken the idea on board.
Recently, 10 European Cities have worked together in the frame of the URBACT project ‘Creative Clusters’ to develop a vision for the development of a creative economy in cities with low urban density with an integrated urban development approach!
In a few words these ten cities have worked to translate the idea that creative industries are not a matter of fashion, but of real local economic development.
Here you can find their 6 recommendations for a creative economy in cities with low urban densities:

1. Providing a framework for creative industries by developing skills clusters.
The urban renewal potential and job creation offered by creativity industries should not be envisioned in an isolated manner, but rather through a new approach to the local economy that includes the creation of skills clusters. In Finland, the city of Jyväskylä decided to capitalise on creativity industries in order to improve quality of life and wellbeing. The Municipality also broadened the scope of possible application to other areas in the local economy (forestry industry, bioenergy, nanotechnologies, education, etc.).
Creativity and design should also be used to give a new boost to the growth of mature local industries. The city of Hódmezővásárhely, in Hungary, did this in the ceramics sector. 
The challenge is two-fold and entails promoting the creation of new skills clusters and working to boost already existing economic sectors by activating all the growth potential offered by creativity.

2. Attracting and retaining creative professionals
Local governments have a role to play in implementing specific measure to support entrepreneurs in the creative sector (financially, logistically and by providing consulting). Among the arsenal of measures available are reduced taxation, leasing and real estate support measures, financial tools such as capital risk, and the creation of a “business angel” network.
The concept of “alliances”, a recent innovation in European industrial policy, proves to be very useful for activities that are as integrated and emerging as the creativity industry. 

Concretely, it is a question of operating in a more open and horizontal way in order to build a closer relationship between innovation, its financing and cooperation.

3. New urban environments for creativity to bloom
In order to develop an effective strategy based on creativity, it is necessary to set up a space that is conducive to creation, and this needs to happen on several levels (from urban planning to architectural design).
In the area of urban planning, creativity can be a driving force for the renewal of city centres. This was, notably, the objective of the city of Terni, in Italy, which was connected to the URBACT Creative Clusters project, although it was not a partner. Among the other strategies that were implemented, we should note the creation of central squares (the city of Jyväskylä) and actions to promote a better connection between the city and the surrounding countryside (the city of Óbidos). Two factors are particularly important: continuity between the spaces devoted to professional creation and those devoted to private life, and a fair balance between trade, leisure, work and housing.
As for architectural design, a new trend is to emerging with installations that promote creativity. For example, there are business incubators, thematic business parks (the city of Viareggio), creation programmes in traditional business centres, artist residences, cultural installations (Casa da Musica in Porto), and alternative “low-cost” cultural spaces. Hybrid approaches, flexibility, interaction and experimentation are key to developing “creative” environments with the goal of reintroducing production sites into cities.
One of the key challenges is to avoid elitism. In isolated avant-garde neighbourhoods, it is preferable to promote “local creative ecosystems” whose functions are fully integrated into the city.

4. Creating bridges between culture and economic development


The cultural agenda is not only a tool for creativity; it can also play a role of catalyser or at least promote a local creative ecosystem. In this perspective, the local authorities have to ask the following questions: What cultural policy should we implement in order to promote cultural entrepreneurship? Are public commercial cultural sites well managed? Are they adapted to the demand and to the development of a creative economy?
In many cases, it is necessary to rethink the traditional approach that presides in terms of cultural events, and to innovate when it comes to objectives, formats and strategies.

5. Innovative education policies to drive the local creative ecosystem


At the city level, one notes a strong correlation between innovation in educational systems and the solidity of strategies that promote creativity. Cities such as Jyväskylä and Kortrijk led future talent incubation projects starting in school.

6. Administrating the local creative ecosystem
An effective strategy for a creative economy requires leadership and a shared vision. This leadership should evolve, with more active involvement and participation from stakeholders, and it should make it possible to deliver local policies and micro-projects designed on the basis of solid partnerships. The city of Kortrijk, in Belgium, is one example of this.
Finally, communication is an essential tool for disseminating strategies both inside and outside of cities. From this perspective, the creation of a brand should be perceived as a tool for promoting creativity rather than as an end in itself.

Fonte: http://www.blog.urbact.eu/?p=1201&preview=true


Assurdità

24 02 12 @ 04:30  silvio.maselli

La notizia delle (annunciate da ieri) dimissioni dell’ultra novantenne Gianluigi Rondi confermano le indiscrezioni che, da tempo, davano per ormai certa la nomina di Marco Muller alla guida artistica della Festa del Cinema di Roma. Sulla protervia della politica si è già detto molto e nessuno, effettivamente nessuno, può serenamente difendere l’operato di Alemanno e Polverini che hanno gestito questa partita in modo disastroso.

Perché hanno rovinato la reputazione ad un direttore di festival che ci invidiano in tutto il mondo come Muller e che non mi pare desiderasse essere utilizzato come pedina nelle mani della politica. E perché hanno trattato come pezza da piedi una professionista appassionata come Piera Detassis che ha portato la croce di un festival che, sino a ieri, era considerato figlio di un dio minore ed oggi è ambito da tutti.

Ma quel che più mi è sembrato assurdo, in questa bizzarra vicenda, è stato l’atteggiamento della sinistra capitolina, ampiamente veltronizzata e dunque molto interessata a gestire le cose di cultura e mai davvero resasi conto delle ragioni della sonora sconfitta rimediata tre anni fa, che ha difeso l’indipendenza di un uomo di cristallino potere democristiano come Rondi, direttore di mille cose, collezionista ancora adesso di molte (troppe) cariche, nonostante da tempo avrebbe dovuto dedicarsi a far crescere giovani invece che occuparsi ancora, nell’ordine di Siae, David di Donatello, Festa del cinema di Roma e chissà quant’altro ancora.

Insomma, in questi tempi assurdi, succede che la sinistra difende Rondi e la destra si batta per Muller.
E’ proprio vero, non si capisce più niente in questi tempi liquidi.

Fonti:
http://www.daviddidonatello.it/curri1.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Luigi_Rondi
http://www.cinematografo.it/cinemedia/arrivederci_rondi/00021374_Arrivederci_Rondi.html


Ha ragione.

24 02 12 @ 12:50  silvio.maselli

La coerenza è merce rara e il signor Giulio Tremonti, lo stesso che anni fa scambiò - forse perché mal consigliato da politici locali - i Cineporti di Bari e Lecce per delle mere iniziative culturali buone per l’estate invece che per solidi investimenti infrastrutturali e professionalizzanti, non mi è mai piaciuto per questo suo insopportabile atteggiamento professorale e per l’abilità di farla sempre franca. La crisi? E’ colpa della cattiva globalizzazione. La marginalità dell’Italia nel contesto internazionale? E’ colpa dell’alta finanza. E così via scrollandosi di dosso ogni responsabilità, pur avendo governato per oltre 12 anni negli ultimi venti.

Tuttavia questa sua proposta mi trova - e da sempre - d’accordissimo. E allora mi piace riconoscerglielo.

***

Roma - Three Peaks sarebbe un nome perfetto per un film in lingua originale. Come quelli che Giulio Tremonti - il cui cognome per chi non l’ha capito è la traduzione del nostro film immaginario - vorrebbe veder trasmessi in prima serata dalla nostra televisione di Stato.
Una scelta forse sciagurata per le logiche dell’auditel e dello share - e forse ahinoi anche per la raccolta pubblicitaria che tutto governa - ma che secondo l’ex ministro dell’Economia la Rai dovrebbe comunque avere il coraggio di prendere per favorire l’apprendimento dell’inglese da parte delle nuove generazioni e non solo.
Quello che quindi alla scuola non riesce (o riesce so and so - oops, così così) dovrebbe riuscire a mamma Rai. Altro che farfalline inguinali, sproloqui di rocker in odore di profezia, fiction mielose e naufraghi smagriti e sull’orlo di una crisi di nervi. La Rai deve riscoprirsi servizio pubblico e puntare alla didattica di massa, come faceva negli anni Sessanta con Non è mai troppo tardi. Solo che al posto del maestrino catodico d’antan Alberto Manzi oggi ci sarebbero Robert De Niro e Julia Roberts. Vabbè, meglio di niente.
La sua idea così deliziosamente rétro Tremonti l’ha illustrata ieri nel corso di Agorà, talk show antimeridiano di Raitre: “Presenterò - ha annunciato l’ex ministro - una proposta di legge perché sulle reti importanti della Rai si facciano in prima serata film in inglese con i sottotitoli in italiano. La televisione è ancora potentissima e il servizio pubblico oltre l’informazione dovrebbe fare formazione”. Tremonti condisce tutto con una saporita notazione populista: “I figli dei ricchi l’inglese hanno la possibilità di impararlo a casa”. Ai poveri - che sono la maggioranza - non resta che il piccolo schermo. Sempre che si sia pagato il canone, naturalmente. Altrimenti, è tutto un altro film.
L’inglese in prime time è un recente pallino del ministro del rigore. Già un anno fa, nel corso della presentazione di un libro della parlamentare del Pd Marianna Madia, Tremonti lanciò lo slogan “meno ballerine più inglese”. “Perché tutti insieme non ragioniamo sui film in inglese in prima serata da trasmettere sulla Rai? Usare l’inglese dà una chance a chi non ce l’ha”, disse l’allora inquilino di via XX Settembre puntando sulla platea bipartisan. Ma l’idea non ebbe successo. E se così andò quando Tremonti era ministro, figuriamoci ora che ha lasciato la stanza dei bottoni.
In realtà da quella prima proposta datata maggio 2011 la Rai un piccolo segnale di buona volontà l’ha dato. Lo scorso autunno, per undici martedì alle 21, il canale tematico Rai Movie ha mandato in onda altrettanti titoli non doppiati e con sottotitoli in italiano, in modo da poter comunque seguire la trama.
Un’iniziativa apprezzabile ma con molti punti deboli rispetto all’idea di Tremonti. Prima di tutto Rai Movie è un canale di nicchia che “gira” sul digitale terrestre, e che ha un ascolto di qualche decina di migliaia di spettatori: ben altre cifre rispetto ai milioni vagheggiati da Tremonti su Rai Uno o Rai Due. Poi gli ideatori della rassegna (denominata in italo-inglese “Original Versione”) si affidarono a titoli modesti. Roba decisamente minore, come The Cake Eaters con la vampiretta Kristen Stewart e Things to Do Before You’re 30? con tali Dougray Scott e Billie Piper; insomma, più chicca per cinefili ansiosi di sentire la voce di Colin Farrell o Charlize Theron che lezione di inglese per il popolo.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/inglese_tutti_la_nuova_battaglia_mister_tremonti/24-02-2012/articolo-id=573786-page=0-comments=1


Theatrical

21 02 12 @ 02:11  silvio.maselli

Ansa:
Per quanto riguarda il cinema, i prezzi medi rallentano la crescita o si arrestano; piu’ del 50% degli schermi europei sono digitali e nei 31 paesi di cui sono disponibili i primi dati, dalla Russia al Portogallo, dall’Irlanda alla Turchia, le presenze risultano in lieve calo, dopo due anni record: gli spettatori sono diventati 1.188,6 milioni rispetto ai 1.195,9 milioni del 2010, con una flessione dello 0,6%. Sono questi alcuni dati di Media Salles, presentati alla Berlinale.


I dagherrotipi della memoria

20 02 12 @ 02:58  silvio.maselli

Ieri pomeriggio mia madre, dopo aver molto insistito in verità, è riuscita a portarmi nella cantina per liberarla dai miei libri ancora depositati dai miei. Erano lì dai tempi in cui vivevo a Roma e non potei portarli con me.

Scartando qua e là, mi sono imbattuto in un vecchio album di foto risalenti agli anni novanta.
Una foto in particolare mi ha colpito. Ritraeva, nella saletta di proiezione di Anarres - un centro culturale barese che ho gestito con alcuni amici molti anni fa - me, Citto Maselli e Oscar Iarussi.
Eravamo giovanissimi!
L’ultima volta che ho rivisto Citto, infatti, è stato a Venezia e purtroppo era in sedia a rotelle, per i postumi di una brutta paresi che lo ha recentemente colpito.

Si trattava della prima edizione di uno dei primissimi concorsi di cortometraggi realizzati in Puglia, era il 1998, un’altra era geologica. Al governo credo ci fosse Prodi ed io avevo 23 anni. “Corti & maledetti. Mezzo giorno e mezzo no, il Sud tra vecchio e nuovo” si chiamava il festival, un sottotitolo verbosissimo e barocco, come amavo essere all’epoca!

Molti anni dopo Oscar ed io saremmo stati chiamati ad un compito elettrizzante e difficile: creare dal nulla l’Apulia film commission.
Non tocca a me, a noi, dire di avercela fatta. Bene o male, però mi ha stretto il cuore rivedere quella foto e non per la gioventù testarda che esprimevamo, né per la tenerezza dell’ingenuità di chi muoveva i suoi primi passi nel mondo della produzione e diffusione culturale.

Mi ha commosso ripercorrere il mio rapporto con Oscar: allora era un talent scout e anche grazie a lui, che compose la giuria, imparai tante cose di questo nostro mondo. Si fidò di me, appena ragazzo, aderendo alla mia offerta di entrare in giuria, di sorbirsi corti dalla qualità discutibile, di subire la serata in grande stile che organizzammo in onore di ospiti, giuria e pubblico. Lo stile che ci si poteva permettere in un sottoscala ambiziosissimo e spartano. La qualità che offriva un proiettore analogico che allora si chiamava video beam a tre tubi colorati, altro che HD!

Ma ci fu vicino, come molti anni dopo siamo stati vicini vicini per creare una speranza per tanti, una certezza per la nostra terra, per fare migliore la Puglia del cinema e della cultura.

Rivederci oggi, com’eravamo, mi fa pensare che, di quell’ardore, non ho smarrito niente per strada e che ogni stagione deve avere il suo inizio e la sua fine.
Ma è stato bello conoscerti e crescere con te, Oscar.


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